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Pittura su telo, vetro e stoffa

Mappa della provincia di chieti con indicati i comuni con laboratori di pittura su telo, vetro e stoffa

L'artigianato della decorazione su tela, vetro o stoffa può essere rintracciato in prevalenza nelle grandi opere pubbliche, piuttosto che negli ambiti privati non sempre adeguatamente documentabili anche se della tecnica di decorare i sopraluce delle porte vi è traccia nell'Inventario delle robbe che sono nelli appartamenti di S.Altezza nel Palazzo D'Avalos a Vasto dove sono appunto annotate le sopraporte di tela pinta il 19 luglio 1706 quando il documento venne compilato.

Ben più imponenti (e documentate) le opere di decoro dei teatri come il Fenaroli di Lanciano in cui le varie decorazioni furono nel 1844 affidate al pittore di Lanciano Nicola De Arcangelis (autore l'anno precedente degli affreschi della chiesa dei Miracoli di Casalbordino) che avrebbe dovuto non solo decorare gli interni ma anche disegnare e realizzare le scenografie. L'anno successivo invece dorature e alcune coloriture dei palchi furono affidate a Leopoldo Galluzzi scenografo del teatro S.Carlo di Napoli.

Percorso analogo per il teatro di Chieti che agli inizi del 1814 dovette affrontare la realizzazione di otto scenari affidati anche in questo caso ad un decoratore di Napoli, Chelli. La spesa per la realizzazione di questi scenari venne quantificata in 1.180 ducati, ai quali bisognava aggiungere quella necessaria per la pittura del sipario e della volta del teatro, la doratura dei palchi e la spesa delle macchine il che avrebbe portata la spesa a 3.000 ducati.

Del telone di fondo della sala resta una descrizione di Francesco Vicoli per un sipario semplicissimo con sopra un ordinario panneggiamento sotto i cui lacci e fiocchi dorati seguono, perfettamente allineate, diverse teste di uomini e di donne (maschere); il sipario terminava con una ampia, lucida e polita frangia, tutta vivaci colori e dorature la quale splendidamente spicca e sfavilla in faccia alla ribalta dei lumi lavoro del pittore e decoratore di Chieti, capostipite di una dinastia di decoratori, Raffaele Del Ponte.

Il pittore napoletano Giovanni Ponticelli, noto per aver dipinti anche i sipari di Corato con la Disfida di Barletta e un arazzo persiano per quello di Salerno, nel 1875 venne chiamato per la confezione del sipario di Chieti che avrebbe dovuto raffigurare il Trionfo di Asinio Pollione di cui il Lauria scrisse: Tutta questa enorme tela di ben 1500 palmi larga e lunga per 36, può ben dividersi in due distinte parti, lo spettacolo e i spettatori. Abbraccia la prima il carro trionfale col trionfato­re, i sacerdoti, i littori, e i prigionieri sugli elefanti; stanno nella seconda più che 300 figure di popolo plaudente, una parte sui portici di una elevata basilica, la massima intorno, e dietro il carro trionfale. Aggiungendo poi a commento: maestosa e solenne scena è cotesta, e propriamente romana!.

Il Vicoli descrisse il pittore padrone dell'Arte e l'opera: bellissimo quadro piuttosto che sipario. Giovanni Ponticelli era venuto a Chieti con l'allievo Ciro Punzi nell'aprile 1876 per assistere di persona alla posa in opera del nuovo sipario e, prima di ripartire per Napoli, volle esprimere con una lettera la gratitudine ai cittadini che gli avevano manifestato apprezzamento e simpatia per l'opera svolta.

Il legame tra il Ponticelli e l'Abruzzo, e in particolare la Provincia di Chieti, è molto probabilmente rintracciabile nel fatto che il pittore, la cui attività si concentra tra il 1855 e la data presunta della morte in Napoli prima del 1881, fosse stato allievo o si fosse formato alla scuola del pittore, morto a Napoli l'anno dopo 1882, Gabriele Smargiassi nato a Vasto nel 1798 ed espressione di quel gusto accademico che poi si rintraccia nel lavoro abruzzese del Ponticelli una cui tela, Giovinetta, si conserva nella Pinacoteca Civica di Giulianova.
 
Il teatro di Vasto era invece quasi ultimato nel 1818 quando venne dato incarico al pittore di Chieti Nicola de Laurentiis di disegnare il sipario attenendosi al soggetto: Lucio Valerio Pudente Istioniese coronato poeta a 13 anni in Campidoglio dall'imperatore Traiano dipinto poi materialmente eseguito dal pittore Franceschini di Orsogna. Per le scenografie bisognerà invece aspettare il 1826 quando l'architetto teatrale Taddeo Salvini nella progettazione le includeva indicandone il costo compresi i colori e il soggetto ossia scena di città o piazza, bosco, reggia, camera, carcere e così via.