Provincia di Chieti - Testata per la stampa

Lavorazione del Rame

Mappa della provincia di chieti con indicati i comuni con laboratori di lavorazione del rame

L'importanza del rame nell'attività dei fonditori è ben nota come appare nel caso dei campanari, era però anche un materiale di notevole valore economico che aveva un impatto non trascurabile nell'economia della casa ben espresso nei Capitoli Matrimoniali di Casalbordino del 1695 dove ad un caldaio in rame viene assegnato un valore di ben 6-7 ducati. Questo spiega la diffusione di questa forma d'artigianato che resta tuttavia in gran parte appannaggio di officine di Agnone da cui talvolta provengono artigiani divenuti stanziali nell'ambito provinciale di Chieti.

Dai dati desumibili dallo Stato dimostrativo di tutte le arti o mestieri ed industrie del 1806, i calderai addetti solo a questo lavoro risultano, nel comprensorio vastese, tre di cui due si localizzavano a Furci e uno a Vasto con tre addetti. Altra località che sembrerebbe tuttavia documentare questo ramo dell'artigianato è Carpineto Sinello che, sempre nell'ottobre del 1806, annoverava due addetti ancora attivi nel 1857.

Nella Lista degli Elegibili di Carpineto Sinello dell'agosto del 1853 dei due calderai uno solo è nativo del luogo mentre l'altro risulta originario, come s'è detto, proprio di Agnone. Nel Catasto Onciario di Gessopalena del 1741 sono annoverati calderai i quali anzi in questo territorio sembrano avere una loro chiesa (S.Maria de' Calderai).

La lavorazione del rame fu in parte influenzata anche dalla disponibilità tecnica delle valchiere macchine a magli battenti che avevano sostituiti i molti molini resisi disponibili dopo l'eversione feudale e nella prima metà del XIX sec. erano stati convertiti alla produzione di feltri trasformando il moto rotatorio in moto battente, procedimento adatto sia alla produzione di carta che alla laminazione e lavorazione appunto del rame.

Di ramiera (e non di calderaio) si parla infatti esplicitamente nel caso di Vacri, ovvero in prossimità del punto in cui il tratturo superava il fiume Foro non lontano dai territori di Villamagna e Miglianico: nel dicembre 1827 venne infatti compilata una pianta della contrada San Vicenzo su cui insistono, contigui tanto a confermarne la promiscuità d'uso, sia un molino che una ramiera Nicolini, un molino e tintoria Bonetti. Nell'aprile 1851 è redatta una seconda pianta del territorio del tratturo, del fiume Foro e del molino Bonetti in merito ad una controversia insorta e nel gennaio 1852 è redatta una pianta di un tratto del fiume Foro su cui insistono molino Bonetti, tintoria Bonetti e l'antico molino Santanelli.

Per questo la topografia dell'impianto è ampiamente documentata e va messa a conto anche la toponomastica locale che allude ad una strada comunale Ramiera ancoraattestata nei catasti del 1940-50. In ogni caso il Giustiniani nel Dizionario Geografico Ragionato del regno di Napoli del 1797-1805 segnala l'esistenza in Villamagna di una ramiera con relativo maglio (il che presuppone la successiva lavorazione del prodotto primario).

Non vi sono elementi che chiariscano chi si trovi dietro a quest'attività ma è probabile sia collegata anche in questo caso a maestranze di Agnone attive o trasferitesi a Villamagna o nei dintorni: ciò sarebbe indirettamente provato dal fatto che nel settembre 1760 risulti un Pasquale di Agnone, residente in Orsogna, impegnarsi a fabbricare 20 mortai da sparo in Ari, secondo il disegno che gli mostrerà il camerlengo fornendo il materiale occorrente e che Ari sia contiguo come territorio al punto in cui le ramiere del Foro si trovavano.

Un'altra ramiera appare invece nel 1929 a Gissi quando l'Ufficio Provinciale dell'Economia di Chieti redige l'Elenco degli esercizi industriali e commerciali della Provincia.

 
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